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Il naltrexone è un farmaco antagonista degli oppioidi: si lega agli stessi recettori cerebrali a cui si legano le sostanze oppiacee, ma senza attivarli. Occupa quei recettori senza produrre effetti euforizzanti, impedendo così alle sostanze oppiacee di agire. Questo meccanismo lo rende utile in due ambiti principali: il trattamento della dipendenza da oppioidi e il supporto al recupero dall'alcolismo. Il suo utilizzo è sempre integrato con un percorso di supporto psicologico e sociale.

A cosa serve il naltrexone?

Il naltrexone è indicato principalmente in due situazioni: come terapia integrativa nel mantenimento della disintossicazione dagli oppiacei in pazienti ex-dipendenti, e nel trattamento della dipendenza da alcol, per ridurre il rischio di ricaduta e il desiderio di bere. In alcuni contesti viene studiato anche in combinazione con altri principi attivi per la gestione del peso, ma quest'ultimo uso segue indicazioni e condizioni cliniche specifiche.

Come funziona il naltrexone nel cervello?

Il farmaco si lega ai recettori mu-oppioidi bloccandoli completamente, senza produrre alcuna risposta biologica. Se una persona assume oppioidi mentre sta prendendo naltrexone, non ne avverte gli effetti piacevoli. Nel caso dell'alcol, il meccanismo riduce il rinforzo positivo associato al bere, diminuendo il cosiddetto craving - il desiderio compulsivo di assumere la sostanza. Il farmaco non elimina necessariamente la voglia iniziale di bere, ma tende a ridurre la perdita di controllo una volta iniziato.

Il naltrexone crea dipendenza?

No. A differenza di farmaci come il metadone, il naltrexone non produce effetti euforizzanti e non causa dipendenza fisica. La sua sospensione non è associata a sintomi di astinenza dal farmaco stesso.

Per quanto tempo si deve prendere il naltrexone?

Non esiste una durata fissa stabilita a priori. La terapia può durare da alcuni mesi a diversi anni, in base alle necessità del singolo paziente e alla stabilità del percorso di recupero. È il medico a valutare caso per caso quando e se modificare o interrompere il trattamento.

Il naltrexone si usa anche per la sclerosi multipla?

L'uso del naltrexone a basso dosaggio (circa 3-4,5 mg al giorno) come terapia per la sclerosi multipla è stato oggetto di discussione e di alcuni studi preliminari. Uno studio condotto in Italia ha osservato una riduzione della spasticità in pazienti con SM primariamente progressiva, con buona tollerabilità del farmaco. Mancano tuttavia studi clinici controllati con placebo sufficientemente ampi per considerarlo un trattamento approvato per questa condizione. La comunità neurologica è generalmente cauta riguardo a questo impiego.

Effetti collaterali e rischi da conoscere

Il naltrexone è generalmente ben tollerato, ma può causare effetti indesiderati, soprattutto nelle prime fasi del trattamento. Le reazioni gravi sono rare, ma alcuni segnali richiedono attenzione immediata.

Un rischio specifico riguarda chi sospende il naltrexone dopo un periodo di astinenza da oppioidi e poi torna ad assumere oppiacei alle dosi precedenti. La tolleranza si riduce nel frattempo, e il rischio di overdose fatale risulta significativamente elevato. Il medico deve comunicare questa informazione in modo chiaro al paziente.

Controindicazioni e situazioni di cautela

  • Chi fa ancora uso attivo di droghe oppiacee o consuma quantità eccessive di alcol
  • Chi ha assunto narcotici, metadone, antidolorifici oppiacei o farmaci per la tosse o la diarrea nei 10 giorni precedenti (rischio di sindrome da astinenza acuta)
  • Chi è allergico al naltrexone, al naloxone o ad altri farmaci oppiacei
  • Chi soffre di insufficienza epatica grave o renale allo stadio finale
  • Le donne in gravidanza o in allattamento (l'allattamento al seno è sconsigliato durante la terapia)

Prima di iniziare il trattamento, il medico deve essere informato di tutti i farmaci assunti - inclusi fitoterapici e integratori - con particolare attenzione a disulfiram e tioridazina. È altresì importante segnalare eventuali precedenti di depressione o problemi renali. Chirurghi e dentisti devono essere avvisati della terapia in corso, poiché il naltrexone può influenzare la gestione del dolore post-operatorio. Il monitoraggio periodico della funzionalità epatica è raccomandato durante il trattamento.

Il naltrexone richiede la ricetta medica?

Sì. Il naltrexone è un farmaco soggetto a prescrizione medica e non è acquistabile liberamente in farmacia senza ricetta.

Qual è il nome commerciale del naltrexone in Italia?

In Italia il naltrexone è commercializzato principalmente con il nome Nalorex (naltrexone cloridrato), distribuito da L. Molteni & C. dei F.lli Alitti Società di Esercizio S.p.A. Esiste anche una combinazione di naltrexone con bupropione (Mysimba), indicata per la gestione del peso in specifiche condizioni cliniche e soggetta a prescrizione limitativa da parte di specialisti o centri ospedalieri.

Quanto costa il naltrexone?

Il prezzo varia in base alla formulazione e alla confezione. La combinazione naltrexone/bupropione (Mysimba, 112 compresse) ha un prezzo al pubblico di circa 149,99 euro. Per il Nalorex, il costo dipende dalla confezione disponibile; è opportuno verificare direttamente in farmacia o consultare il medico per informazioni aggiornate.

Prima di iniziare il naltrexone è necessario un test?

Sì, almeno per il trattamento della dipendenza da oppiacei. La somministrazione di Nalorex non deve essere avviata prima di aver eseguito un test di provocazione con naloxone e aver ottenuto un risultato negativo. Questo passaggio serve a verificare che il paziente non sia ancora fisicamente dipendente dagli oppioidi, evitando l'insorgenza di una sindrome acuta da astinenza.

Il naltrexone può essere assunto durante la gravidanza?

La gravidanza in corso di terapia con naltrexone è una situazione da evitare e da gestire con attenzione medica. Non esistono studi sufficienti che dimostrino con certezza la pericolosità del farmaco per il feto, ma la precauzione è raccomandata. Se una donna rimane incinta durante il trattamento, la situazione va valutata insieme al ginecologo e allo specialista. L'allattamento al seno è sconsigliato, poiché non è noto se il farmaco venga escreto nel latte materno.
Il naltrexone è un antagonista degli oppioidi utilizzato nel trattamento della dipendenza da oppiacei e dell'alcolismo. Agisce bloccando i recettori cerebrali coinvolti nel rinforzo positivo, riducendo il craving e prevenendo le ricadute. Non crea dipendenza e non produce effetti euforizzanti. Gli effetti collaterali più frequenti includono nausea, insonnia e dolori articolari; quelli gravi sono rari ma richiedono attenzione immediata. Non va assunto da chi fa ancora uso attivo di oppioidi o alcol in eccesso, né durante l'allattamento. In Italia è disponibile principalmente come Nalorex e richiede prescrizione medica.